Cogli l’attimo su 5 in condotta … e 20!

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A causa della riforma della pubblica istruzione e della reintroduzione del 5 in condotta c’è stata, nell’ultima pagella, una vera e propria pioggia di insufficienze (oltre 34000) nella valutazione del comportamento. Da questi dati si avverte la necessità di una decisa svolta educativa. Avendo appoggiato fin da subito la riforma Gelmini, trovo giusto porre fine ai cosiddetti atti di bullismo punendo sul piano disciplinare gli alunni più scalmanati. Infatti non va dimenticato che uno dei ruoli fondamentali della scuola è quello di educare le nuove generazioni al rispetto delle persone e del mondo circostante. Personalmente ero indignato dagli ultimi fatti di cronaca: atti di violenza ai danni dei più deboli, atti vandalici contro le strutture scolastiche, maleducazione e arroganza. Questi atti non sono più tollerabili anche per poter difendere il diritto di tutti quei ragazzi che vanno a scuola con la voglia di imparare. Purtroppo i dati parlano chiaro… gran parte dei 5 in condotta sono stati assegnati agli alunni del sud. Questo è un chiaro sintomo di come nel meridione il disagio giovanile sia più sentito e più marcato e dove la scuola dovrà agire con maggiore vigore sul piano educativo. In fondo il vecchio detto “ognuno il suo mestiere e agli ignoranti la carriola” continua ad essere attualissimo. Alla prossima riflessione amici.

Il Vostro Arciere, Franco Battafarano.

Missione scuola parla del Rapporto sulla scuola 2009 Fondazione Agnelli … e 11!

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Prendo spunto dalla presenza del Ministro Gelmini alla presentazione del Rapporto sulla scuola 2009 della Fondazione G. Agnelli, il giorno 11 febbraio. In quell’occasione, il Ministro ha messo in evidenza, fra le altre cose, come sia necessario un nuovo sistema di reclutamento per gli insegnanti ed ha richiamato l’attenzione su un ddl dell’On. Valentina Aprea, Presidente della VII Commissione Cultura della Camera, fra l’altro presente in sala.

Il ddl è un vero faro illuminante per quanto riguarda alcuni aspetti della riorganizzazione del sistema scolastico ed in particolare sulla rivalutazione della figura dell’insegnante e sull’autonomia scolastica.

In particolare, il Ministro punta su un sistema di abilitazioni a livello nazionale, che consente ai docenti di accedere ai concorsi su base regionale ed infine a presidi e docenti vincitori dei concorsi, di scegliersi a vicenda. Si verrebbe così ad avere l’avanzamento di carriera anche in base al merito oltre che per anzianità. Proprio le richieste espresse dagli insegnanti stessi ed emerse dal Rapporto sulla scuola della Fondazione.

E cioè:

1) abolizione delle graduatorie (sono più di 8000) fra le quali 1500 in carenza di insegnanti

2) la creazione di un albo degli insegnanti

3) creazione di una progressione di carriera in base al merito e di incentivi

4) differenziare le retribuzioni su base meritocratica e di impegno

Fra l’altro, le stesse proposte presenti nei Piani Programmatici di Università e scuole di grado inferiore, del MIUR.

Nel ddl dell’On. Aprea, e nello specifico al capo III, è delineata molto bene un’idea di docente, del suo stato giuridico, delle modalità di formazione e reclutamento.

Innanzitutto, sono indicate le caratteristiche del docente, che lo riportano poi al suo ruolo centrale nell’educazione del giovane. L’educazione dei giovani all’autonomia personale e alla responsabilità. Perseguire idonei livelli di competenza culturale, tecnica, scientifica e professionale nel rispetto delle singole personalità e delle differenze individuali.

La collaborazione con le famiglie di ogni singolo alunno come uno dei punti centrali, nella libertà di scelta dei contenuti e delle metodologie didattiche, in rispetto dei POF usciti dal collegio dei docenti.

Il capo III delinea poi tutti gli aspetti del disegno di legge riguardante l’articolazione dei percorsi di formazione dei docenti, l’Albo Regionale di cui parla anche il Ministro, il contratto di inserimento formativo al lavoro, il concorso d’istituto, l’articolazione professionale.

Un ddl, insomma, dove viene presentata una riforma sostanziale per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie oltre che, come detto, dello stato giuridico dei docenti.

La speranza è che venga convertito al più presto in legge, per dare finalmente alla tanto auspicata autonomia scolastica e per dare veramente al ruolo dei genitori e degli insegnanti l’aspetto centrale e di grande responsabilità che meritano.

Grazie.

Giulio Bazzocchi – Coordinamento Forum “Per una scuola libera”

Missione scuola parla di edilizia scolastica … e 10!

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E’ una conquista storica per la nostra scuola, quella che hanno presentato ieri in conferenza stampa il Ministro Gelmini e dal Ministro per i rapporti con le Regioni Fitto: l’ACCORDO ISTITUZIONALE SULL’EDILIZIA SCOLASTICA e l’intesa sul RIDIMENSIONAMENTO DEGLI ISTITUTI. Già in “MISSIONE SCUOLA 6”, mettemmo in evidenza come il Ministro Gelmini, con grande senso del dovere e lungimiranza, ha fatto inserire in sede di discussione del dl 137 del 1/9/08 (divenuto poi legge 169 del 30 ottobre 2008) un apposito articolo, il 7bis, dove si predispone un piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, destinando un importo non inferiore al 5% delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche. In più, istituisce una task force per definire gli interventi per mettere in sicurezza almeno 100 edifici scolastici con aspetti particolarmente critici sotto il profilo della sicurezza sismica, di concerto con la Conferenza unificata delle regioni. In più, venne richiesta entro e non oltre la fine di gennaio 2009 l’Anagrafe degli edifici scolastici.

Un’assunzione di responsabilità a tutto campo, un richiamo alla condivisione delle responsabilità, ognuno per la propria competenza, perché “sarebbe troppo facile puntare il dito contro gli altri: la sicurezza dei nostri figli riguarda tutti e che non intendo scaricare su nessuno”. Un impegno per potenziare e migliorare il monitoraggio e nel coordinare le istituzioni.

Ed ora il compimento di tale sforzo organizzativo e operativo.

Uno sforzo collettivo, con la partecipazione di enti locali e Regioni per stilare l’anagrafe strutturale e non strutturale delle scuole. L’anagrafe strutturale è la situazione relativa alla sicurezza dei muri dello stabile scolastico, mentre l’anagrafe non strutturale riguarda i controsoffitti, le tramezzature, i parapetti, ecc. La prima, già pronta; per la seconda è stata siglata ieri, 29 gennaio, l’intesa per la raccolta e la trasmissione al ministero, da parte della Conferenza unificata Stato-Regioni. Saranno costituiti dei gruppi di lavoro in ogni regione, che nomineranno della squadre tecniche che compileranno la scheda di rilevazione dati. Entro 6 mesi, le attività dovranno essere ultimate. Si provvederà poi, in presenza di situazioni di criticità, all’intervento immediato, attraverso la comunicazione tempestiva all’ente locale competente e dei Vigili del Fuoco.

Per attuare tutto ciò il Ministero, nonostante le difficoltà economiche che caratterizzano il periodo, ha voluto investire significativamente, attraverso ad uno stanziamento di 300 milioni di euro, come da decreto MIUR del 18/7/08, grazie anche al contributo di Regioni ed enti locali. Stessa cosa per il 2009. Come dicevamo prima, col dl 137 sono state sbloccate risorse per almeno 100 edifici fra i più a rischio, più uno snellimento delle procedure per l’utilizzo delle risorse. Con lo stesso decreto legge, l’assegnazione all’edilizia scolastica di una percentuale non inferiore al 5% delle risorse derivanti dal Programma sulle infrastrutture strategiche. Con ordinanza del CdM del 13/11/08, la ripartizione di un fondo apposito per l’adeguamento strutturale e antisismico per 20 milioni di euro annui, da risparmio delle “spese per la politica”. Per le scuole medie e superiori, 100 milioni di euro, da Protocollo d’intesa fra MIUR e INAIL. Infine, una quota delle risorse nazionali del FAS (Fondo Aree Sottoutilizzate), come finalità di primario interesse strategico nazionale.

Nel PIANO e-gov 2012, (cfr. www.governo.it ) redatto dal Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione, al fine di mettere in atto la diffusione dei servizi di rete, l’accessibilità e la trasparenza della P. A., per avvicinarla alle esigenze di cittadini e imprese, come da protocollo di Lisbona, la scuola è posto come primo obiettivo strategico. Inoltre, altra novità, il piano di ridimensionamento della rete scolastica, che non seguirà, come afferma lo stesso Ministro Gelmini, criteri ragionieristici ma il diritto allo studio. L’accorpamento, inoltre, che interesserà per iniziare circa 3000 scuole, sarà u accorpamento di autonomie (dirigenti o personale amministrativo). Tutto questo farà risparmiare alle casse del Ministero 85 milioni di euro in due anni. (cfr. Il Messaggero 30 gennaio 2009).

Impegni mantenuti, dunque, per il bene dei nostri figli.

Se mai ce ne fosse stato ancora il bisogno, il cuore e la volontà di chi ci guida sono venuti fuori, per il bene comune.

Giulio Bazzocchi – Coord. Forum “Per una scuola libera”

Cogli l’attimo va alla FIAT … e 19!

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Cari amici, come tutti sappiamo, stiamo attraversando un brutto periodo di recessione.

Ogni volta che si presentano situazioni di questo tipo dobbiamo affrontare lo stesso problema: aiutare in termini economici il settore auto, particolarmente importante nella produzione industriale italiana.

Tutti i paesi ricorrono a questo rimedio: gli americani, in quanto le loro case automobilistiche sono sull’orlo del fallimento, e gli europei che, visto il netto calo delle vendite, si ritrovano con dei bilanci di un color rosso drammatico.

Dicevamo tutti? Beh non proprio! Infatti se analizziamo il comparto auto scopriamo che il governo giapponese non stanzia nemmeno uno yen per aiutare le proprie case automobilistiche. Infatti, nel paese del sol levante, esse sono abituate a cavarsela da sole, senza gravare in caso di crisi sulla propria economia nazionale.

Da qui si spiega la volontà di costruire auto affidabili, che attraggano il maggior numero di clienti, e la costante ricerca sull’innovazione del prodotto. Oggetto di notevoli studi è stata l’auto ecologica ibrida, ovvero un mix tra un normale motore a benzina e uno elettrico. Questo sistema rivoluzionario riduce i consumi ed ha emissioni inquinanti ridottissime.

Tutte le case automobilistiche dovrebbero trovare il coraggio d’investire sull’innovazione tecnologica, invece sembra un campo abbandonato da americani e europei.

Tornando a casa nostra il primo pensiero è sempre lo stesso: il gruppo Fiat, che con gli italiani spartisce solo i debiti, minaccia migliaia di licenziamenti e la chiusura di qualche stabilimento.

Non sarebbe ora di svincolare il paese dalla sindrome da Fiat-dipendente  e obbligare questa grossa azienda ad arrangiarsi come fanno i piccoli artigiani e le medie/grandi imprese di tutta Italia?

Inoltre, dato che fabbricare auto ci costa tantissimo (infatti ogni 5/6 anni dobbiamo iniettare 3/400 milioni di euro di risorse per evitare che Fiat fallisca), non è meglio iniziare a pensare di investire anche in altri settori?

Alla prossima riflessione amici

Il Vostro Arciere – Franco Battafarano

Missione scuola va nella scuola digitale … e 9!

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Ciao e ben ritrovati!

Mi pare che durante la settimana che si sta concludendo, oltre ai commenti e alla diffusione della Circolare ministeriale sulle indicazione delle iscrizioni per l’anno scolastico 2009-2010 e le successive indicazioni sull’articolazione del tempo scuola, per i quali vi rimando alle sezioni “Normativa news” e “Video novità con il Ministro Gelmini”, l’attenzione dei quotidiani e dell’opinione pubblica si sia concentrata anche sul Decreto ministeriale n.5 del 16 gennaio, che individua i criteri di valutazione sul comportamento degli studenti, in base all’art. 3 del dl 137 del 1/9/08, legge 169/2008 e ancora prima il dl n. 147 del 7/09/07, convertito nella legge 176/2007, governo Prodi.

Punto di partenza, ancora una volta, la figura dello studente, dell’alunno, la volontà di rendere la scuola sempre più una vera palestra di vita, dove chi la vive impara ad avere rispetto di se stesso e del prossimo.

Tutto questo, in un momento dove sono abbastanza frequenti gli episodi di violenza, più o meno gravi, all’interno dell’ambiente scolastico.

A esordire sull’argomento il nostro Ministro, che in un’intervista a “Il Giornale” di lunedì scorso, espone le sue idee in merito. La collaborazione fra famiglia e scuola, il ritorno dell’insegnante al ruolo di educatore, di colui che indica uno stile di vita, basato sul rispetto di insegnanti e compagni, oltre che educatore allo studio.

Una valorizzazione, insomma, di colui che passa molto tempo con il giovane e che a fianco dei genitori, può instaurare un rapporto diretto con i ragazzi.

Una delle idee del Ministro è anche quella di valorizzare l’insegnamento dell’educazione fisica e civica, perché anche la cura del corpo porta ad un rispetto verso se stessi e verso gli altri, in un’epoca dove la staticità, per esempio, di fronte a un pc è una delle regole di vita.

E in questo contesto, il ritorno al voto in condotta che fa media, come un dei deterrenti al bullismo e alla maleducazione, si inserisce perfettamente. La scuola “uguale per tutti” per mezzo della quale era stata abolita questa regola, ha portato anche all’impoverimento del ruolo dell’insegnante come punto di riferimento e “autorità” che educa e guida. Inoltre, il maestro unico.

Le modalità applicative e i criteri dell’applicazione per la valutazione del comportamento è poi lasciata all’autonomia dei singoli Istituti, previa delibera del Consiglio di classe che tiene conto dell’insieme dei comportamenti nell’arco dell’anno. Così come il giudizio dello studente riguarda una valutazione di crescita complessiva civile e culturale riferita all’intero anno scolastico.

Esempi di messa in pratica si sono verificati, come si legge in un’intervista apparsa su QN lunedì 19, in un liceo sciatico di Piove di Sacco, Padova. E soprattutto lungimiranza e voglia di creare del Preside che ha messo in pratica con solerzia la legge, essendosi preparato per tempo gli strumenti adatti per metterla in pratica.

Ma, cosa molto importante e che il Ministro Gelmini aveva delineato il 31 luglio 2008, allorquando con il Protocollo n. 3602/PO, mise in risalto il DPR nr. 235 del 21/11/07, regolamento che integrava lo Statut delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria, è quella del PATTO EDUCATIVO DI CORRESPONSABILITA’ (art. 5-bis dello Statuto).

Ad integrazione e sostegno al rinnovato Statuto e soprattutto in ambito di realizzazione e messa in pratica delle nuove norme sul comportamento dello studente, il Patto è indirizzato principalmente alle famiglie e ad una loro piena partecipazione all’iter educativo e alla crescita dei propri figli.

Nella ferma volontà di crare una sinergia virtuosa fra i principali attori della comunità scolastica e cioè il dirigente scolastico, il personale della scuola, gli insegnanti, gli studenti e i genitori, il Patto si affianca al già in essere regolamento dell’istituto, lo completa e lo rende così partecipato da tutti i responsabili della vita didattica e personale dello studente.

Mi pare che ci siano tutti gli elementi per dire che ancora una volta si vuole dare primaria importanza allo studente, al ragazzo, al bambino.La sfida è aperta a TUTTI, basta solo mettersi al servizio del bene comune, a fianco di chi ci sta indicando la strada.Grazie a tutti e alla prossima.

Giulio Bazzocchi – Coord. Forum “Per una scuola libera”

Cogli l’attimo parla di addizionali IRPEF … e 18!

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Cari amici ogni volta che leggo la mia busta paga vengo colto da una profonda amarezza. Questo perché spulciando tra le varie righe trovo alcune trattenute che ritengo alquanto inique.Sul banco degli imputati ci sono le addizionali irpef comunali e regionali. Esse rappresentano il prelievo che lo stato lascia riscuotere direttamente a comuni e regioni gestendo, poi, queste risorse come meglio credono.Ritengo indecoroso continuare a pensare che la busta paga dei lavoratori dipendenti sia il pozzo di S. Patrizio… ovvero il luogo più facile e più veloce dove attingere, ogni qual volta che si voglia, il denaro mancante.Vi ricordo che queste due trattenute sono state fortemente volute dal governo Prodi e presentate con la finanziaria 2007.In un momento come questo, dove la crisi economica ha reso tutti più parsimoniosi, vedere la nostra già misera busta paga rosicchiata ulteriormente, sicuramente non giova al nostro morale. Sapere, poi, che questi milioni di euro servono a malapena a ricoprire i buchi di bilancio creati dalle giunte comunali e regionali aggrava ancora di più la situazione.Certo che, in un paese dove l’evasione fiscale è tra le più alte del mondo, se tutti pagassimo le tasse non ci sarebbe bisogno di escogitare tanti sistemi per farle pagare ai soliti noti: i lavoratori dipendenti.Purtroppo, però, il nostro è un difetto tutto italiano: cercare sempre di“tirare a campare” magari sulle spalle di qualcun’altro.Ritengo giusto pagare le tasse per far funzionare il sistema Italia, ma trovo sicuramente più ingiusto, come  nel caso delle addizionali comunali e regionali, che siano state introdotte nuove tassazioni in busta paga quasi nel silenzio più totale. E allora mi chiedo: perché i sindacati sempre pronti a mettersi di traverso abbiano taciuto in maniera vergognosa senza neanche inscenare uno straccio di sciopero? Forse perché non potevano farlo su dei provvedimenti voluti dalla sinistra?La ricetta giusta per abbassare il prelievo in busta paga è una serrata lotta all’evasione fiscale nel disperato tentativo di recuperare più soldi possibili e meno sperperi gestionali di comuni, province e regioni.Speriamo bene amici, alla prossima riflessione Franco

Missione scuola illustra le novità del 2009 … e 8!

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Ciao a tutti, ben ritrovati e buon 2009!

 L’8 gennaio scorso, la Camera dei Deputati ha approvato la conversione in legge del dl n. 180 del 10/11/08, riguardante “disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”.

La prima legge dell’anno, la nr. 1 del 9 gennaio 2009.

Le dichiarazioni di voto finali sono state caratterizzate da tre tipi di scelte, cui hanno fatto seguito tre modi diversi di voto: a favore, contrari e astenuti.

L’astensione è venuta dall’UDC, che ha motivato il proprio voto con un’apertura di credito nei confronti del Governo e del Ministro, precisando però che politicamente è un’occasione mancata, stesa motivazione di partenza espressa dall’On Sereni del PD.

Credo che, chiunque con buon senso abbia letto il testo del dl e delle Linee Guida e trovi dei punti di incontro, abbia il dovere di dare sostegno a chi sta profondendo uno sforzo immane per riorganizzare la nostra università.

In secondo luogo, l’On. Drago dell’UDC, ha argomentato i punti di dissenso, dicendo che l’occasione perduta è perché non si è affrontato le questioni legate ad una riforma organica complessiva, relegandola al mero indirizzo nelle linee guida.  In più la solita critica di partire da visioni meramente contabili (contenimento della spesa) in assenza di una visione generale dei problemi.

E’ vero, argomenta Drago, che vi è un recupero di 300 milioni di euro e che, astenendoci, approviamo (mah!), ma i tagli al sistema vanno a ledere un sistema comunque sottofinanziato. La spesa storica, quella per i docenti, vanificherà in ogni caso ogni intervento di tipo premiale.

Occorrerebbe ripensare nuovi standard di finanziamento da misurare rispetto al numero degli studenti, delle dimensioni dell’organico. La quota premiale potrà esservi in seguito ad una valutazione complessiva e al termine di un triennio.

Un numero minore di corsi di laurea che metta al centro del programma lo studente e il territorio e non i docenti.

Per il diritto allo studio, la norma del reintegro delle risorse è considerata uno “spot” (vedi analogo commento dell’On. Sereni del PD), in quanto la somma di 65 milioni di euro stanziati serviranno solo per il 2009.

Sul reclutamento dei docenti: non si creda che i sorteggi risolvano i problemi del baronato. Sarebbe necessario un Albo nazionale, dal quale poi, a livello locale, le università possano attingere.

Fa eco all’On. Drago, l’On. Sereni del PD, anche con toni, ovviamente più polemici e preconcetti.

La partenza è la stessa, come dicevo, parlando di occasione mancata: mancata per l’università e per il diritto allo studio. Andrebbero, secondo il PD, ripensati i meccanismi di governance, razionalizzare e selezionare i corsi di laurea e le facoltà, utilizzare in modo virtuoso i fondi disponibili, introdurre strumenti di valutazione molto rigorosi, che premino il merito e la qualità.

Ma, siamo sicuri che l’Onorevole abbia letto il testo del decreto legge?

Inoltre, non c’era bisogno di sminuire l’immagine dei nostri atenei con una campagna denigratoria, facendo di tutta l’erba un fascio: nelle nostre università si fa, in molte situazioni, buona ricerca e luogo dove vengono raccolte le risorse migliori, culturali e scientifiche del nostro paese, nonostante le precarie risorse a disposizione.

Bisognerebbe invece mettere in campo azioni volte a combattere il malgoverno, a migliorare i criteri di selezione e di carriera, adeguandoli a standard qualitativi più alti, ponendo più attenzione al merito e all’innovazione.

Altro punto di accordo con la critica dell’onorevole dell’UDC, il nuovo metodo di reclutamento dei docenti, il sorteggio nelle commissioni.

La richiesta è quella di potere avere un’università pubblica, aperta a tutti i capaci e meritevoli, in grado di premiare le eccellenze e reggere la sfida alla globalizzazione.

E poi critiche sull’uso dello strumento della decretazione d’urgenza (sarebbe stato meglio per l’On. Sereni il disegno di legge) e sui tagli ex legge 133/2008, secondo mi quali anche gli atenei più virtuosi non saranno in grado di funzionare. Stessa critica mossa dall’UDC, sul fatto che i 65 milioni di euro stanziati per il diritto allo studio, basteranno solo per il 2009.

Infine un’apertura al dialogo se, dopo la falsa partenza, il Governo e il Ministro apriranno un confronto.

Premesso che, per una lettura completa delle Linee guida e della legge nr. 1 del 9/1/09, vi rimando al sito del ministero www.miur.it, e ai link allegati, vorrei partire proprio da quest’ultimo appunto mosso per portare la vostra attenzione alla conclusione del documento delle Linee guida: “Queste linee guida, insieme alle altre proposte che emergeranno dal confronto parlamentare e dalla discussione pubblica, saranno tradotte in disegni di legge, nella convinzione che le istituzioni della Repubblica sapranno essere al servizio del Paese e del suo futuro”.

Io credo che, chi non ha ancora capito il modo di agire del Governo e del Ministro Gelmini, non abbia la volontà di capirlo e si limiti o ad astenersi pur condividendo (vedi dichiarazione dell’UDC), criterio che trovo illogico e privo di buon senso, oppure a denigrare a priori e a schierarsi contro, pur condividendo alcuni punti, senza accorgersi che le controproposte sono TUTTE contemplate nelle legge e nelle linee guida.

Dicevo il modo di agire del Ministro: alcune priorità, materie sulle quali non si può più rimandare la decisione, contenute nel dl; le linee guida e i disegni di legge che ne seguiranno per la loro attuazione, aperti al confronto in Commissione e in aula.

 

Punto di partenza, il buono che c’è già nel mondo universitario, partendo dall’esempio degli atenei che eccellono (Scuola Normale di Pisa e SISSA di Trieste), con uno sprone per le università generaliste, che purtroppo non eccellono e non compaiono fra le prime 150 università nel mondo.

La responsabilità, inoltre, intesa come gestione responsabile e sostenibilità economica: spendere bene le risorse disponibili promuovendo na collaborazione virtuosa fra Ministero e atenei, ognuno in base ai propri compiti ben distinti.

Autonomia e responsabilità ma anche il merito come criterio costante di sceltaper l’allocazione delle risorse, la valutazione di corsi e sedi, nella scelta e remunerazione dei docenti, nella promozione della ricerca.

Una sfida nazionale: il Governo si impegna a dare al Paese un’università più libera, più moderna, più forte e chiede al Parlamento, ai protagonisti dell’università, al mondo del lavoro e delle imprese di prendere parte ad una sfida nazionale per proiettare il nostro sistema universitario verso i migliori standard internazionali.

 

Poi, lo studente al centro dell’università. L’investimento più importante che il Paese può fare è quello sul capitale umano, sui giovani che ne rappresentano il futuro e per questo gli studenti, le loro esigenze e le loro aspirazioni, vanno rimessi al centro della nostra missione.

L’università è stata in tempi non remoti uno strumento straordinario di mobilità

sociale: perché torni ad esserlo dobbiamo concentrare i nostri sforzi sulla qualità

dell’offerta e dei servizi.

 

E ancora il diritto allo studio, che non si realizza infatti con la moltiplicazione di microsedi sotto casa, ma mettendo gli studenti in grado di perseguire le loro aspirazioni tramite borse di studio, prestiti d’onore, residenze, servizi. Il decreto legge appena varato aumenta in modo cospicuo gli investimenti in questa direzione, ma è necessaria una stretta collaborazione con gli Enti locali e altri soggetti istituzionali, quali ad esempio le Fondazioni bancarie, per concentrare gli sforzi su un nuovo modello di accesso alla formazione universitaria.

E in più, si dice nelle Linee Guida, vanno aggiornate le norme sul diritto allo studio, che devono essere rese più efficaci e aderenti ai bisogni degli studenti e va dato un forte impulso alla diffusione dei prestiti d’onore. Il diritto allo studio èfacilitare l’accesso ad una università qualitativamente rigorosacapace di fornire strumenti di crescita personale e professionale. Un elemento chiave di questa strategia consiste nel portare lo studente verso le sedi universitarie e non viceversa. L’Italia sconta un ritardo storico nella costruzione di alloggi per studenti, con poco più di 54.000 posti disponibili nel sistema a fronte di circa 660.000 studenti fuori sede. Il decreto-legge

180 stanzia per il 2009 65 milioni di euro aggiuntivi proprio per nuove residenze.

 

Le azioni prioritarie:

  • rivedere le norme sul diritto allo studio per renderle più efficaci e

aderenti ai bisogni degli studenti;

  • potenziare, in collaborazione con le Regioni, gli Enti locali, le Agenzie per

il diritto allo studio e altri soggetti, pubblici e privati, le risorse destinate

alla costruzione di residenze universitarie, al fine di incentivare la

mobilità interna ed internazionale degli studenti;

  • rafforzare, in collaborazione con il sistema bancario, la disponibilità dei

prestiti d’onore;

  • incrementare i corsi universitari in orario serale per far fronte alle

esigenze degli studenti che lavorano, anche al fine di ridurre il fenomeno

del fuori corso e dei non frequentanti;

  • favorire lo sviluppo della formazione continua lungo l’arco della vita,

funzione indispensabile in un’economia avanzata e in rapida

trasformazione.

 

Il merito e la valutazione

 

L’allocazione delle risorse sulla base della qualità (della ricerca,

dell’insegnamento e dei suoi risultati, dei servizi e delle strutture) è per il

Governo il criterio fondante di un nuovo sistema universitario più libero e più

responsabile, sia a livello centrale che nei singoli atenei. Già nel 2009 il 7% di tutti i

fondi di finanziamento alle università sarà erogato su base valutativa e la

percentuale è destinata a crescere rapidamente negli anni successivi per allinearci

alla migliore prassi internazionale. L’obiettivo è infatti quello di raggiungere entro la

legislatura il 30%.

Al fine di rendere possibile il raggiungimento di questi obiettivi il Governo si sta

adoperando per garantire al CIVR e al CNVSU, in attesa dell’entrata in funzione

dell’ANVUR, le risorse necessarie per proseguire nella loro attività e per consentire

al CIVR di avviare il secondo esercizio di Valutazione triennale della ricerca, da

concludersi entro il 2009. La qualità della ricerca costituisce infatti un obiettivo

imprescindibile per un sistema universitario serio e moderno.

 

Le azioni prioritarie:

  • accelerare l’entrata in funzione dell’Agenzia della valutazione con

piena trasparenza ed autonomia, a seguito delle modifiche regolamentari

necessarie per renderla più efficiente ed incisiva;

  • predisporre, sulla base dell’esperienza già acquisita dal CIVR, un

modello di valutazione delle strutture di ricerca, universitarie e non,

che prenda in considerazione l’attività scientifica di ogni dipartimento nel

suo insieme e consenta quindi un’allocazione delle risorse su base

qualitativa dipartimento per dipartimento;

  • attribuire da subito ai risultati della valutazione della ricerca un peso

significativo nell’attribuzione delle risorse e nell’allocazione delle borse

di dottorato e di nuovi posti da ricercatore;

 

La governance

 

I tempi sono maturi per una modifica delle forme di governo degli atenei che

rafforzi autonomia, democrazia e bilanciamento dei poteri, responsabilità

chiare, valutazione dei risultati ed efficacia gestionale. L’attuale sistema,

sedimentatosi in tempi molto diversi dagli attuali, implica evidenti difficoltà sia di

indirizzo che di gestione e controllo. L’allocazione di una parte consistente delle

risorse statali sulla base del merito implica che anche all’interno dei singoli atenei

esse vengano ripartire con gli stessi criteri. Si tratta di una svolta determinante per

il futuro delle università che può essere portata a termine con successo solo in

presenza di una seria modifica delle strutture di governo.

Un rinnovato modello di governante è indispensabile, poi, per impostare su base

nuova il problema annoso del reclutamento e della carriera dei docenti e dei

ricercatori. Quali che siano le modalità individuate, è opinione diffusa che solo una

gestione degli atenei impostata sulla rigorosa valutazione dei risultati, sia per

quanto riguarda la didattica che la ricerca, può favorire una selezione degli studiosi

strettamente legata al merito. Per quanto difficile, quindi, la riforma della

governance assume un’importanza centrale nel percorso verso un’università

rinnovata.

È anche opportuno riflettere sui modelli organizzativi e istituzionali adatti a un

sistema universitario maturo e complesso, che include università di antichissima e

recentissima istituzione, grandi e piccole, specialistiche e generalistiche, e in cui

anche le università non statali dovranno garantire un’alta qualità del servizio

formativo erogato e della ricerca scientifica in esse effettuata, secondo gli standard

che verranno fissati dall’organo nazionale di valutazione.

 

Il Governo intende completare la messa a punto delle norme che consentono alle

università, a seguito di autonoma deliberazione, di assumere la forma giuridica

di fondazioni, prevedendo in ogni caso che resti regolata per legge ai livelli attuali

la contribuzione degli studenti, e che sia comunque garantito e sviluppato un

robusto sistema di sostegno finanziario tramite borse di studio e altre forme di

supporto. Al contempo, ogni ateneo dovrebbe riflettere liberamente su quale

assetto sia più rispondente alla sua identità e ai suoi progetti, e impostare in ogni

caso una profonda revisione dei meccanismi di governance al fine di rafforzare

autonomia, responsabilità ed efficienza della gestione.

 

Le azioni prioritarie:

  • richiedere agli atenei di adottare entro sei mesi un codice etico che

individui tra l’altro i casi di incompatibilità e conflitto di interesse;

  • sviluppare negli atenei la cultura della accountability verso l’esterno,

incentrata sulla comunicazione trasparente dei risultati ottenuti nelle attività

di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico e dei finanziamenti

esterni acquisiti; sulla riflessione sui costi, sulla sostenibilità di medio-lungo

periodo delle iniziative, sul valore patrimoniale degli atenei e sulle reali

situazioni debitorie e creditore. Sono necessarie, tra l’altro, la rapida

messa a punto di schemi contabili omogenei e la certificazione dei bilanci;

  • distinguere in modo netto tra le funzioni del Senato Accademico e del

Consiglio di Amministrazione, riservando al primo il compito di rappresentare le istanze scientifiche e accademiche, al secondo quello di definire le linee di indirizzo per la pianificazione strategica dell’ateneo nel suo complesso e di assicurare una corretta e prudente gestione ispirata agli interessi generali, che devono quindi in esso prevalere;

  • eliminare la duplicazione di organi spesso pletorici e snellire i processi

decisionali e, in particolare, integrare maggiormente la gestione della

didattica e della ricerca attraverso processi di riorganizzazione

dell’articolazione interna all’ateneo. L’attuale ripartizione di compiti tra

Facoltà, Dipartimenti e Corsi di Laurea è causa di inefficienza e

confusione;

  • ridefinire il ruolo del rettore, creando le condizioni affinché questi possa

realmente assumere la piena responsabilità delle sue decisioni

(chiaramente delineate nel programma elettorale) e porre in atto la difficile

sintesi tra esigenze interne ed esterne spesso contrastanti, incanalandole

in una strategia generale per l’eccellenza della ricerca, la qualità della

didattica e l’innovazione amministrativa;

  • limitare a non più di due mandati e comunque un massimo di 6 e 8 anni

rispettivamente, la permanenza in carica di presidi e rettori e prevedere

che anche per questi ultimi il mandato non possa estendersi oltre la data di

collocamento a riposo;

  • rafforzare la leadership istituzionale attraverso specifiche attività di

formazione dei docenti interessati ad assumere incarichi direttivi;

  • rafforzare la funzione gestionale delle università, ponendo attenzione

alla professionalizzazione di coloro cui competono responsabilità

finanziarie, tecniche ed amministrative;

  • favorire i processi di aggregazione e riorganizzazione federale degli

atenei su base regionale o macroregionale per offrire agli studenti un’educazione di qualità, evitare duplicazioni inutili di corsi, favorire la collaborazione nella ricerca e nella condivisione dei servizi. Scusate se mi sono dilungato ma volevo rendere l’idea di come, se si avesse l’umiltà di lasciarsi alle spalle idee preconcette che portano una parte del Parlamento, dei sindacati e del mondo universitario a giudicare senza vedere il progetto profondo per il quale il Ministro e il Governo stanno lavorando, si giunge a formulare critiche su punti che sono contenuti sia nella legge che nelle Linee Guida.Da adesso in avanti, ci sarà la possibilità di potere confrontarsi in merito ai regolamenti che verranno emanati, in sede di commissione, per potere arrivare ad una messa a punto delle regole condiviso, partendo dalla disponibilità offerta ogni giorno dal Ministro nei confronti del mondo della scuola e dell’università.

G. Bazzocchi – Forum “Per una scuola libera”

 

Cogli l’attimo va alla RAI … e 17!

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Cari amici l’anno � da poco iniziato e ognuno di noi confida in esso molte speranze, sopratutto quelle di in un periodo migliore per tutti. Come ad ogni inizio anno, si sta avvicinando anche il momento di pagare quello che ritengo essere uno tra i balzelli pi� assurdi: il canone Rai. In me vive sempre la speranza che un politico “illuminato” faccia quello che tutti gli italiani si aspettano da decenni, ovvero iniziare a discutere per la sua soppressione. Ritengo ingiusto pagare il canone Rai in quanto Silvio Berlosconi ha dimostrato che si pu˜ realizzare una televisione di qualitˆ anche senza l’ausilio di soldi pubblici, ma bens“ utilizzando il denaro proveniente dalle sponsorizzazioni. Mi ritengo benevolo nell’aver usato l’aggettivo qualitˆ. Infatti, a parte qualche piccola eccezione (ad esempio i documentari SuperQuark e Ulisse), il resto della programmazione delle reti pubbliche non si copre certo di gloria! Ad esempio � irritante vedere come ogni giorno venga regalato del denaro pubblico in giochi e quiz a dir poco esilaranti. Di certo una programmazione scarna e povera di contenuti ha letteralmente spalancato le porte alle televisioni a pagamento… in fondo anche le tre reti Rai lo sono, ma parliamoci francamente: non ci sono paragoni! In qualsiasi confronto la televisione pubblica ne esce, purtroppo, battuta. Di certo in questo momento di crisi economica tutti noi faremo volentieri a meno di gettare i nostri soldi dalla finestra in questo modo. Mi faccio, quindi, portavoce di milioni di italiani che vorrebbero che questa odiosa tassa venisse abolita!

Il vostro arciere F. Battafarano

Cogli l’attimo va nella stalla di Betlemme … e 16!

presepe

 

Cari amici anche quest'anno ci avviciniamo al Natale.
La crisi economica e una profonda recessione mondiale renderanno le prossime festività, per molti di noi, un po' amare.
Per un popolo abituato da sempre a vivere al di sopra delle proprie possibilità e all'insegna del consumismo sono convinto che un po' di rigore possa solo fare bene.
In fondo si può vivere anche rinunciando alla settimana bianca, alla vacanza dall'altra parte del mondo o alle spese folli per i regali che, molte volte, finiscono nel dimenticatoio.
Insomma... finalmente si ritorna tutti quanti con i piedi per terra e tutti quanti ne abbiamo un disperato bisogno!
Piacevolmente ricordo i Natali trascorsi nella mia infanzia, un solo panettone e un solo regalo che, solitamente, era desiderato da un anno intero... ma sopratutto l'attesa era tanta per il presepio meccanizzato allestito nella chiesa di San Francesco a Ravenna.
Che spettacolo! Agli occhi di noi bambini era a dir poco meraviglioso... altro che giochi elettronici moderni!
Festività semplici con poche cose, ma non per questo le considero povere o incolori... anzi, erano momenti intensi, Natali indimenticabili.
Amici, auguro a tutti voi che mi seguite delle buone feste!


Il Vostro Arciere - Franco Battafarano

Missione scuola parla di attuazione decreto 137 su primarie e … 7!

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Due sono i documenti che questa settimana hanno messo in risalto l’innovazione e la volontà da parte del Ministro Gelmini e del Governo di dare vita a un confronto costruttivo sul tema scuola: il primo è la Circolare n. 100 del MIUR con la quale si inizia a dare attuazione al dl 137 del 1° settembre 2008, convertito nella legge 169 del 30 ottobre 2008.

Il secondo è il Verbale sottoscritto fra Governo e Sindacati, con il primo ad impegnarsi a mettere in atto le indicazioni oggetto dei pareri delle Commissioni Cultura, scienze e istruzione di Camera e Senato. Entrambi datati 11 dicembre 2008.

Documenti tanto importanti, quanto si pensi al clima che ha fatto seguito alla loro pubblicazione: l’ennesimo tentativo di mistificazione della realtà da parte da una parte politica che tenta in tutti i modi d non dialogare sul tema centrale della vita dei nostri figli. E i giornali, tutti i giornali, a dare manforte a coloro che vogliono vedere il prendere corpo dello spirito che ha animato il Ministro Gelmini fin da quando ha pensati il Piano Programmatico e i provvedimenti che sono seguiti alla sua stesura, dall’art. 64 della legge 133 del 6/8/08, al dl 137, via via fino alle idee esposte e i fase di attuazione sull’Università, come un dietrofront, un ritornare sulle proprie decisioni. E tutti a dire: “Avevamo ragione noi!”.

Ma andiamo con ordine.

Il primo documento, la circolare n. 100 del MIUR, ripercorre, dandovi attuazione i primi 5 articoli della legge 169 del 30/10/08 (ex dl 137). “Cittadinanza e costituzione”, “la valutazione del comportamento degli studenti”, per il loro bene, come un padre e una madre vorrebbero che fosse sempre per i loro figli (esperienza personale), collegato a questo le modalità di valutazione del rendimento, fino all’adozione dei libri di testo, passando per l’articolo 4, il più dibattuto e soggetto a mistificazione, sul maestro unico.

Ma scusate, il Ministro e il Governo accusati di provvedimenti a mero scopo di fare cassa e inseriscono invece in un decreto legge poi convertito in legge, la valutazione del comportamento degli studenti, il voler fare capire che la scuola è la comunità che parallelamente alla famiglia, insegna come stare al mondo, come convivere nel rispetto di sé e degli altri, in una parola nella libertà di essere padroni di sé stessi per spendersi un domani per il bene comune. E in più, dicono: diamo un punto di riferimento ai ragazzi, una figura con cui confrontarsi, che dia sicurezza e che sia un punto di riferimento pedagogico e comportamentale, che supera quell’idea di verità tutte uguali, tipica di chi invece non vuole dare punti di riferimento.

E qui, il lato oscuro della sinistra è venuto fuori, sono inciampati proprio quando potevano aprire un confronto e aiutare la gente (ne hanno avuto un’ennesima occasione), invece di seminare confusione. “La scelta del maestro unico va alle famiglie, il Ministro si è ricreduto dopo che per giorni si è permesso di fare prediche e lezioncine (cifr. Veltroni su Corsera 13/12/08).

Ma quale dietrofront, quale ripensamento. In un’intervista (l’ennesima) apparsa il 12 dicembre su “La Stampa”, il Ministro Gelmini ribadisce la fermezza delle sue scelte fin dalla stesura del Piano Programmatico sei mesi fa: maestro unico, con possibilità di scelta da parte delle famiglie sul tempo scuola: 24, 27, 30 e 40 ore.

Un docente ha un orario di 22 ore settimanali; se si sceglie di adottare l’orario con 24 ore, quella classe avrà un maestro unico più due ore di materie specialistiche. Idem se si opta per le 27 ore.

Il secondo documento, il Verbale Governo/Sindacati, è stato sottoscritto alla presenza dei Ministri Gelmini, Sacconi e Brunetta e dei rappresentanti della CGIL D. Pantaleo e M. C. Brigida, della CISL R. Bonanni, G. Santini e F. Scrima, dell’UIL L. Angeletti e M. Di Menna. In più erano presenti rappresentanti della Confsal, Cgu, Cida e Gilda-Unams. A presiedere il Sottosegretario di Stato Dott. Gianni Letta.

Recependo gli importantissimi ed illuminanti pareri delle Commissioni cultura e istruzione del Parlamento, ha delineato alcuni punti fondamentali dell’organizzazione scolastica.

E in particolare:

a) l’orario obbligatorio delle attività didattiche della scuola dell’infanzia garantirà prioritariamente il tempo di 40 ore con l’assegnazione di due insegnanti per sezione e provvederà soltanto come modello organizzativo residuale lo svolgimento delle attività didattiche nella fascia antimeridiana, sulla base della esplicita richiesta delle ;

b) il tempo scuola della primaria sarà svolto, in relazione anche alla esigenza di riorganizzazione didattica, secondo le differenti articolazioni dell’orario scolastico a 24 (prime classi per l’a.s. 2009-10), 27, 30 e 40 ore. In particolare, per l’orario a 24 (solo prime classi per l’a.s. 2009-2010) e 27 ore, si terrà conto delle specifiche richiesta delle famiglie;

c) nelle classi funzionanti a tempo pieno saranno assegnati due docenti per classe

d) nella scuola secondaria di primo grado, sarà previsto un orario obbligatorio da 29 a 30 ore, secondo i piani dell’offerta formativa delle scuole autonome;

e) nella scuola secondaria di primo grado le classi con il tempo prolungato, ferma restando l’esigenza che si raggiunga il previsto numero di alunni frequentanti, funzioneranno con non meno di 36 e fino ad un massimo di 40 ore;

f) ferma restando l’adozione di misure compensative idonee a garantire i complessivi obiettivi di riduzione dell’art. 64 del Piano Programmatico sarà previsto il congelamento per l’a.s. 2009/2010 dell’incremento del numero massimo di alunni per classe in connessione con l’attivazione dei piani di riqualificazione dell’edilizia scolastica;

g) sarà tutelato il rapporto di un docente ogni due alunni disabili; 

h) dall’anno scolastico 2009/2010 troveranno attuazione i soli Regolamenti relativi al riordino del primo ciclo e al dimensionamento della rete scolastica e l’ottimale utilizzo delle risorse umane della scuola, con la contemporanea rimodulazione delle economie da realizzare per tale anno scolastico;

i) i regolamenti relativi al secondo ciclo si attueranno dall’a.s. 2010/2011. Si svolgeranno fin dal gennaio 2009 le iniziative e le attività di informazione al fine di far conoscere, diffondere e approfondire i contenuti dei nuovi percorsi di studio.

Il Governo si impegna inoltre:

1) a costituire un tavolo permanente di confronto per ricercare le possibili soluzioni a tutela del personale precario attualmente con nomina annuale o fino al termine delle attività didattiche, per favorire continuità delle attività di insegnamento e di funzionamento;

2) a prevedere, qualora le risorse di bilancio lo consentano, l’estensione degli sgravi fiscali previsti in materia di salario accessorio”.

Penso che il testo parli da solo.

Prolungamento del periodo di riflessione, istituendo un confronto a 360 gradi con chi vive la scuola, specie per il nodo centrale dell’organizzazione delle scuole medie e superiori (secondo ciclo), in attuazione anche di quello che era stato proposto dal Ministro Moratti e Fioroni.

Attenzione particolare ai precari (odano certi sindacalisti e insegnanti), con attenzione anche alla parte economico finanziaria (sgravi fiscali salario accessorio).

Grazie Ministro, ancora una volta ci sta facendo capire la sua apertura e il suo ricercare il dialogo, anche in mezzo alla tempesta.

A noi non resta che seguirne l’esempio e impegnarci per dare una mano, partendo dal nostro piccolo impegno come genitori, insegnanti e studenti.

Auguro a tutti un sereno Natale con la vostre famiglie.

Grazie.

Giulio Bazzocchi – Forum “Per una scuola libera”

 

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