
Ciao a tutti, ben ritrovati e buon 2009!
L’8 gennaio scorso, la Camera dei Deputati ha approvato la conversione in legge del dl n. 180 del 10/11/08, riguardante “disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”.
La prima legge dell’anno, la nr. 1 del 9 gennaio 2009.
Le dichiarazioni di voto finali sono state caratterizzate da tre tipi di scelte, cui hanno fatto seguito tre modi diversi di voto: a favore, contrari e astenuti.
L’astensione è venuta dall’UDC, che ha motivato il proprio voto con un’apertura di credito nei confronti del Governo e del Ministro, precisando però che politicamente è un’occasione mancata, stesa motivazione di partenza espressa dall’On Sereni del PD.
Credo che, chiunque con buon senso abbia letto il testo del dl e delle Linee Guida e trovi dei punti di incontro, abbia il dovere di dare sostegno a chi sta profondendo uno sforzo immane per riorganizzare la nostra università.
In secondo luogo, l’On. Drago dell’UDC, ha argomentato i punti di dissenso, dicendo che l’occasione perduta è perché non si è affrontato le questioni legate ad una riforma organica complessiva, relegandola al mero indirizzo nelle linee guida. In più la solita critica di partire da visioni meramente contabili (contenimento della spesa) in assenza di una visione generale dei problemi.
E’ vero, argomenta Drago, che vi è un recupero di 300 milioni di euro e che, astenendoci, approviamo (mah!), ma i tagli al sistema vanno a ledere un sistema comunque sottofinanziato. La spesa storica, quella per i docenti, vanificherà in ogni caso ogni intervento di tipo premiale.
Occorrerebbe ripensare nuovi standard di finanziamento da misurare rispetto al numero degli studenti, delle dimensioni dell’organico. La quota premiale potrà esservi in seguito ad una valutazione complessiva e al termine di un triennio.
Un numero minore di corsi di laurea che metta al centro del programma lo studente e il territorio e non i docenti.
Per il diritto allo studio, la norma del reintegro delle risorse è considerata uno “spot” (vedi analogo commento dell’On. Sereni del PD), in quanto la somma di 65 milioni di euro stanziati serviranno solo per il 2009.
Sul reclutamento dei docenti: non si creda che i sorteggi risolvano i problemi del baronato. Sarebbe necessario un Albo nazionale, dal quale poi, a livello locale, le università possano attingere.
Fa eco all’On. Drago, l’On. Sereni del PD, anche con toni, ovviamente più polemici e preconcetti.
La partenza è la stessa, come dicevo, parlando di occasione mancata: mancata per l’università e per il diritto allo studio. Andrebbero, secondo il PD, ripensati i meccanismi di governance, razionalizzare e selezionare i corsi di laurea e le facoltà, utilizzare in modo virtuoso i fondi disponibili, introdurre strumenti di valutazione molto rigorosi, che premino il merito e la qualità.
Ma, siamo sicuri che l’Onorevole abbia letto il testo del decreto legge?
Inoltre, non c’era bisogno di sminuire l’immagine dei nostri atenei con una campagna denigratoria, facendo di tutta l’erba un fascio: nelle nostre università si fa, in molte situazioni, buona ricerca e luogo dove vengono raccolte le risorse migliori, culturali e scientifiche del nostro paese, nonostante le precarie risorse a disposizione.
Bisognerebbe invece mettere in campo azioni volte a combattere il malgoverno, a migliorare i criteri di selezione e di carriera, adeguandoli a standard qualitativi più alti, ponendo più attenzione al merito e all’innovazione.
Altro punto di accordo con la critica dell’onorevole dell’UDC, il nuovo metodo di reclutamento dei docenti, il sorteggio nelle commissioni.
La richiesta è quella di potere avere un’università pubblica, aperta a tutti i capaci e meritevoli, in grado di premiare le eccellenze e reggere la sfida alla globalizzazione.
E poi critiche sull’uso dello strumento della decretazione d’urgenza (sarebbe stato meglio per l’On. Sereni il disegno di legge) e sui tagli ex legge 133/2008, secondo mi quali anche gli atenei più virtuosi non saranno in grado di funzionare. Stessa critica mossa dall’UDC, sul fatto che i 65 milioni di euro stanziati per il diritto allo studio, basteranno solo per il 2009.
Infine un’apertura al dialogo se, dopo la falsa partenza, il Governo e il Ministro apriranno un confronto.
Premesso che, per una lettura completa delle Linee guida e della legge nr. 1 del 9/1/09, vi rimando al sito del ministero www.miur.it, e ai link allegati, vorrei partire proprio da quest’ultimo appunto mosso per portare la vostra attenzione alla conclusione del documento delle Linee guida: “Queste linee guida, insieme alle altre proposte che emergeranno dal confronto parlamentare e dalla discussione pubblica, saranno tradotte in disegni di legge, nella convinzione che le istituzioni della Repubblica sapranno essere al servizio del Paese e del suo futuro”.
Io credo che, chi non ha ancora capito il modo di agire del Governo e del Ministro Gelmini, non abbia la volontà di capirlo e si limiti o ad astenersi pur condividendo (vedi dichiarazione dell’UDC), criterio che trovo illogico e privo di buon senso, oppure a denigrare a priori e a schierarsi contro, pur condividendo alcuni punti, senza accorgersi che le controproposte sono TUTTE contemplate nelle legge e nelle linee guida.
Dicevo il modo di agire del Ministro: alcune priorità, materie sulle quali non si può più rimandare la decisione, contenute nel dl; le linee guida e i disegni di legge che ne seguiranno per la loro attuazione, aperti al confronto in Commissione e in aula.
Punto di partenza, il buono che c’è già nel mondo universitario, partendo dall’esempio degli atenei che eccellono (Scuola Normale di Pisa e SISSA di Trieste), con uno sprone per le università generaliste, che purtroppo non eccellono e non compaiono fra le prime 150 università nel mondo.
La responsabilità, inoltre, intesa come gestione responsabile e sostenibilità economica: spendere bene le risorse disponibili promuovendo na collaborazione virtuosa fra Ministero e atenei, ognuno in base ai propri compiti ben distinti.
Autonomia e responsabilità ma anche il merito come criterio costante di scelta, per l’allocazione delle risorse, la valutazione di corsi e sedi, nella scelta e remunerazione dei docenti, nella promozione della ricerca.
Una sfida nazionale: il Governo si impegna a dare al Paese un’università più libera, più moderna, più forte e chiede al Parlamento, ai protagonisti dell’università, al mondo del lavoro e delle imprese di prendere parte ad una sfida nazionale per proiettare il nostro sistema universitario verso i migliori standard internazionali.
Poi, lo studente al centro dell’università. L’investimento più importante che il Paese può fare è quello sul capitale umano, sui giovani che ne rappresentano il futuro e per questo gli studenti, le loro esigenze e le loro aspirazioni, vanno rimessi al centro della nostra missione.
L’università è stata in tempi non remoti uno strumento straordinario di mobilità
sociale: perché torni ad esserlo dobbiamo concentrare i nostri sforzi sulla qualità
dell’offerta e dei servizi.
E ancora il diritto allo studio, che non si realizza infatti con la moltiplicazione di microsedi sotto casa, ma mettendo gli studenti in grado di perseguire le loro aspirazioni tramite borse di studio, prestiti d’onore, residenze, servizi. Il decreto legge appena varato aumenta in modo cospicuo gli investimenti in questa direzione, ma è necessaria una stretta collaborazione con gli Enti locali e altri soggetti istituzionali, quali ad esempio le Fondazioni bancarie, per concentrare gli sforzi su un nuovo modello di accesso alla formazione universitaria.
E in più, si dice nelle Linee Guida, vanno aggiornate le norme sul diritto allo studio, che devono essere rese più efficaci e aderenti ai bisogni degli studenti e va dato un forte impulso alla diffusione dei prestiti d’onore. Il diritto allo studio èfacilitare l’accesso ad una università qualitativamente rigorosa, capace di fornire strumenti di crescita personale e professionale. Un elemento chiave di questa strategia consiste nel portare lo studente verso le sedi universitarie e non viceversa. L’Italia sconta un ritardo storico nella costruzione di alloggi per studenti, con poco più di 54.000 posti disponibili nel sistema a fronte di circa 660.000 studenti fuori sede. Il decreto-legge
180 stanzia per il 2009 65 milioni di euro aggiuntivi proprio per nuove residenze.
Le azioni prioritarie:
- rivedere le norme sul diritto allo studio per renderle più efficaci e
aderenti ai bisogni degli studenti;
- potenziare, in collaborazione con le Regioni, gli Enti locali, le Agenzie per
il diritto allo studio e altri soggetti, pubblici e privati, le risorse destinate
alla costruzione di residenze universitarie, al fine di incentivare la
mobilità interna ed internazionale degli studenti;
- rafforzare, in collaborazione con il sistema bancario, la disponibilità dei
prestiti d’onore;
- incrementare i corsi universitari in orario serale per far fronte alle
esigenze degli studenti che lavorano, anche al fine di ridurre il fenomeno
del fuori corso e dei non frequentanti;
- favorire lo sviluppo della formazione continua lungo l’arco della vita,
funzione indispensabile in un’economia avanzata e in rapida
trasformazione.
Il merito e la valutazione
L’allocazione delle risorse sulla base della qualità (della ricerca,
dell’insegnamento e dei suoi risultati, dei servizi e delle strutture) è per il
Governo il criterio fondante di un nuovo sistema universitario più libero e più
responsabile, sia a livello centrale che nei singoli atenei. Già nel 2009 il 7% di tutti i
fondi di finanziamento alle università sarà erogato su base valutativa e la
percentuale è destinata a crescere rapidamente negli anni successivi per allinearci
alla migliore prassi internazionale. L’obiettivo è infatti quello di raggiungere entro la
legislatura il 30%.
Al fine di rendere possibile il raggiungimento di questi obiettivi il Governo si sta
adoperando per garantire al CIVR e al CNVSU, in attesa dell’entrata in funzione
dell’ANVUR, le risorse necessarie per proseguire nella loro attività e per consentire
al CIVR di avviare il secondo esercizio di Valutazione triennale della ricerca, da
concludersi entro il 2009. La qualità della ricerca costituisce infatti un obiettivo
imprescindibile per un sistema universitario serio e moderno.
Le azioni prioritarie:
- accelerare l’entrata in funzione dell’Agenzia della valutazione con
piena trasparenza ed autonomia, a seguito delle modifiche regolamentari
necessarie per renderla più efficiente ed incisiva;
- predisporre, sulla base dell’esperienza già acquisita dal CIVR, un
modello di valutazione delle strutture di ricerca, universitarie e non,
che prenda in considerazione l’attività scientifica di ogni dipartimento nel
suo insieme e consenta quindi un’allocazione delle risorse su base
qualitativa dipartimento per dipartimento;
- attribuire da subito ai risultati della valutazione della ricerca un peso
significativo nell’attribuzione delle risorse e nell’allocazione delle borse
di dottorato e di nuovi posti da ricercatore;
La governance
I tempi sono maturi per una modifica delle forme di governo degli atenei che
rafforzi autonomia, democrazia e bilanciamento dei poteri, responsabilità
chiare, valutazione dei risultati ed efficacia gestionale. L’attuale sistema,
sedimentatosi in tempi molto diversi dagli attuali, implica evidenti difficoltà sia di
indirizzo che di gestione e controllo. L’allocazione di una parte consistente delle
risorse statali sulla base del merito implica che anche all’interno dei singoli atenei
esse vengano ripartire con gli stessi criteri. Si tratta di una svolta determinante per
il futuro delle università che può essere portata a termine con successo solo in
presenza di una seria modifica delle strutture di governo.
Un rinnovato modello di governante è indispensabile, poi, per impostare su base
nuova il problema annoso del reclutamento e della carriera dei docenti e dei
ricercatori. Quali che siano le modalità individuate, è opinione diffusa che solo una
gestione degli atenei impostata sulla rigorosa valutazione dei risultati, sia per
quanto riguarda la didattica che la ricerca, può favorire una selezione degli studiosi
strettamente legata al merito. Per quanto difficile, quindi, la riforma della
governance assume un’importanza centrale nel percorso verso un’università
rinnovata.
È anche opportuno riflettere sui modelli organizzativi e istituzionali adatti a un
sistema universitario maturo e complesso, che include università di antichissima e
recentissima istituzione, grandi e piccole, specialistiche e generalistiche, e in cui
anche le università non statali dovranno garantire un’alta qualità del servizio
formativo erogato e della ricerca scientifica in esse effettuata, secondo gli standard
che verranno fissati dall’organo nazionale di valutazione.
Il Governo intende completare la messa a punto delle norme che consentono alle
università, a seguito di autonoma deliberazione, di assumere la forma giuridica
di fondazioni, prevedendo in ogni caso che resti regolata per legge ai livelli attuali
la contribuzione degli studenti, e che sia comunque garantito e sviluppato un
robusto sistema di sostegno finanziario tramite borse di studio e altre forme di
supporto. Al contempo, ogni ateneo dovrebbe riflettere liberamente su quale
assetto sia più rispondente alla sua identità e ai suoi progetti, e impostare in ogni
caso una profonda revisione dei meccanismi di governance al fine di rafforzare
autonomia, responsabilità ed efficienza della gestione.
Le azioni prioritarie:
- richiedere agli atenei di adottare entro sei mesi un codice etico che
individui tra l’altro i casi di incompatibilità e conflitto di interesse;
- sviluppare negli atenei la cultura della accountability verso l’esterno,
incentrata sulla comunicazione trasparente dei risultati ottenuti nelle attività
di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico e dei finanziamenti
esterni acquisiti; sulla riflessione sui costi, sulla sostenibilità di medio-lungo
periodo delle iniziative, sul valore patrimoniale degli atenei e sulle reali
situazioni debitorie e creditore. Sono necessarie, tra l’altro, la rapida
messa a punto di schemi contabili omogenei e la certificazione dei bilanci;
- distinguere in modo netto tra le funzioni del Senato Accademico e del
Consiglio di Amministrazione, riservando al primo il compito di rappresentare le istanze scientifiche e accademiche, al secondo quello di definire le linee di indirizzo per la pianificazione strategica dell’ateneo nel suo complesso e di assicurare una corretta e prudente gestione ispirata agli interessi generali, che devono quindi in esso prevalere;
- eliminare la duplicazione di organi spesso pletorici e snellire i processi
decisionali e, in particolare, integrare maggiormente la gestione della
didattica e della ricerca attraverso processi di riorganizzazione
dell’articolazione interna all’ateneo. L’attuale ripartizione di compiti tra
Facoltà, Dipartimenti e Corsi di Laurea è causa di inefficienza e
confusione;
- ridefinire il ruolo del rettore, creando le condizioni affinché questi possa
realmente assumere la piena responsabilità delle sue decisioni
(chiaramente delineate nel programma elettorale) e porre in atto la difficile
sintesi tra esigenze interne ed esterne spesso contrastanti, incanalandole
in una strategia generale per l’eccellenza della ricerca, la qualità della
didattica e l’innovazione amministrativa;
- limitare a non più di due mandati e comunque un massimo di 6 e 8 anni
rispettivamente, la permanenza in carica di presidi e rettori e prevedere
che anche per questi ultimi il mandato non possa estendersi oltre la data di
collocamento a riposo;
- rafforzare la leadership istituzionale attraverso specifiche attività di
formazione dei docenti interessati ad assumere incarichi direttivi;
- rafforzare la funzione gestionale delle università, ponendo attenzione
alla professionalizzazione di coloro cui competono responsabilità
finanziarie, tecniche ed amministrative;
- favorire i processi di aggregazione e riorganizzazione federale degli
atenei su base regionale o macroregionale per offrire agli studenti un’educazione di qualità, evitare duplicazioni inutili di corsi, favorire la collaborazione nella ricerca e nella condivisione dei servizi. Scusate se mi sono dilungato ma volevo rendere l’idea di come, se si avesse l’umiltà di lasciarsi alle spalle idee preconcette che portano una parte del Parlamento, dei sindacati e del mondo universitario a giudicare senza vedere il progetto profondo per il quale il Ministro e il Governo stanno lavorando, si giunge a formulare critiche su punti che sono contenuti sia nella legge che nelle Linee Guida.Da adesso in avanti, ci sarà la possibilità di potere confrontarsi in merito ai regolamenti che verranno emanati, in sede di commissione, per potere arrivare ad una messa a punto delle regole condiviso, partendo dalla disponibilità offerta ogni giorno dal Ministro nei confronti del mondo della scuola e dell’università.
G. Bazzocchi – Forum “Per una scuola libera”